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L’Occhio di Horus

  • Immagine del redattore: Hermes
    Hermes
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 5 giorni fa

Il Trucco come Protezione Sacra



occhio horus ai



Quando guardiamo le raffigurazioni dell’antico Egitto, ciò che colpisce subito è lo sguardo: occhi intensi, allungati, profondi. Non era una scelta estetica casuale. Per gli Egizi, truccare gli occhi significava proteggere la vita, visibile e invisibile.

Il kohl non era un ornamento, ma una vera armatura energetica, capace di difendere il corpo, la mente e l’anima.


L’origine di tutto è nel mito di Horus. Durante la lotta contro Seth, dio del caos, Horus perde un occhio. L’occhio viene poi ricomposto e guarito grazie all’intervento divino. Da quel momento nasce il Wedjat,

Occhio di Horus “ricostituito”, simbolo di salute, integrità, rigenerazione e vittoria dell’ordine sul disordine. Non è un caso che questo simbolo diventi uno degli amuleti più potenti e diffusi di tutta la civiltà egizia.



trucco egiziano


Ma c’è un dettaglio fondamentale che spesso viene dimenticato: gli occhi non sono uguali.

L’occhio sinistro di Horus è legato alla Luna.

Rappresenta la guarigione, il ripristino, la capacità di rigenerarsi dopo una ferita. È l’occhio che sente, che protegge dall’interno, che riporta equilibrio. Per questo è associato alla salute, alla magia curativa e alla protezione sottile.

Truccare l’occhio sinistro significava rafforzare la propria integrità energetica, riparare ciò che è stato colpito.

L’occhio destro, invece, è collegato al Sole. È l’occhio della chiarezza, della visione consapevole, del potere vitale. Protegge dall’esterno, illumina il cammino, respinge il caos prima che entri. Se l’occhio sinistro guarisce, il destro vigila. Insieme formano una protezione completa: interna ed esterna, lunare e solare.


Qui entra in gioco il kohl. La sua funzione non era solo simbolica. Il kohl nero, preparato soprattutto con galena, aveva reali proprietà antibatteriche, riduceva il riflesso del sole del deserto e proteggeva gli occhi dalla sabbia e dagli insetti. Accanto al kohl, gli Egizi utilizzavano anche altri pigmenti minerali, come la malachite, impiegata per colorare e arricchire il trucco degli occhi.


Ma per gli Egizi questo era solo un livello della realtà. Il livello più profondo era spirituale.

Delineare gli occhi significava imitare il falco sacro, richiamando direttamente la protezione dell’Occhio di Horus. Gli occhi, considerati “finestre dell’anima”, venivano sigillati simbolicamente.

Il trucco agiva come un filtro: bloccava il malocchio, lo sguardo invidioso, le influenze negative e gli spiriti ostili. Per questo uomini, donne e bambini lo indossavano ogni giorno, senza distinzione di classe sociale.



ai donna egiziana


La logica egizia non separava bellezza e sacralità. Un volto truccato era un volto benedetto. Ogni gesto davanti allo specchio di bronzo era un piccolo rituale di riaffermazione della propria forza vitale e del proprio posto sotto la protezione degli dei. Il kohl veniva spesso mescolato con grassi e resine, trasformando l’atto del trucco in un gesto lento, consapevole, quasi meditativo.


Questa protezione non si fermava alla vita terrena. Nelle tombe venivano deposti vasetti di kohl insieme agli amuleti, come l’Occhio di Horus e lo scarabeo Kheper, simbolo di rinascita. Anche nell’aldilà l’anima doveva vedere chiaramente e restare protetta mentre attraversava i corridoi dell’oscurità.

Per gli antichi Egizi, dunque, la bellezza non era mai superficiale. Era una manifestazione visibile dell’armonia interna. Truccarsi gli occhi significava dichiarare: “sono integro, sono protetto, sono in equilibrio”. Oggi, rileggendo questi gesti antichi, possiamo comprendere che il trucco, se vissuto con intenzione, può ancora essere qualcosa di più: non solo estetica, ma cura, confine e protezione 





Piccola riflessione, la parola cosmetica deriva dal greco kosmos, che significa “ordine” e “armonia”. Nel mondo greco, truccarsi e curare il corpo non era solo una questione estetica, ma un gesto di cura di sé, legato all’equilibrio interiore e al posto dell’individuo nella comunità. Profumi, unguenti e colori venivano usati anche nei rituali e nelle celebrazioni, come modo per onorare la bellezza intesa non solo come apparenza, ma come espressione di armonia.

A Roma, questa visione si intrecciò con un forte influsso dello stoicismo, una filosofia che poneva al centro la ragione e la bontà morale. Per gli stoici, la vera bellezza non risiedeva tanto nell’aspetto fisico, quanto negli atti virtuosi e nella rettitudine dell’animo. Un corpo piacevole poteva essere apprezzato, ma decorarlo eccessivamente con i cosmetici era spesso visto come segno di vanità o di attaccamento all’ego.

Questo non significa che i Romani rifiutassero del tutto il trucco. Molti continuavano a truccarsi le guance, a schiarire il viso o a delineare gli occhi. Tuttavia, l’ideale stoico favoriva ciò che oggi chiameremmo “trucco senza trucco”: l’uso di prodotti per la cura della pelle, oli, unguenti e pratiche di igiene per migliorare l’aspetto naturale, non per trasformarlo. L’attenzione era rivolta più alla misura che all’abbellimento, più all’ordine che all’eccesso.

In questo senso, la cosmesi nel mondo antico non era mai solo superficie. Che fosse rituale sacro, gesto di cura o scelta etica, il trucco rifletteva sempre un’idea più ampia di armonia tra corpo, mente e valori interiori.



Fonti

British Museum – cosmetici e contenitori per kohl https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA58323


Metropolitan Museum of Art – kohl tube egizio https://www.metmuseum.org/art/collection/search/548505



Egypt Museum – uso del kohl nell’Antico Egitto https://egypt-museum.com/kohl/


Encyclopaedia Britannica – Occhio di Horus (Udjat) https://www.britannica.com/topic/Eye-of-Horus


Encyclopaedia Britannica – origine del trucco https://www.britannica.com/story/why-did-we-start-wearing-makeup


Nature Scientific Reports – analisi chimica del kohl egizio https://www.nature.com/articles/s41598-022-08669-0




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