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Approfondimento sull’Arcano del Diavolo (XV)

  • Immagine del redattore: Hermes
    Hermes
  • 9 nov
  • Tempo di lettura: 7 min

Oggi, nella mia rubrica dedicata agli Arcani Maggiori, è emerso l’Arcano numero 15:

Il Diavolo. Ogni volta che questa carta si presenta, si apre un varco difficile ma necessario. È un passaggio che ci mette davanti al lato più complesso della manifestazione: la forza della contro-ispirazione.

Nel cammino dei Tarocchi, il Diavolo segue la Temperanza. L’Arcano XIV rappresentava l’ispirazione, il soffio divino che scorre da un vaso all’altro, un fluire equilibrato e sottile. Ma il quindicesimo Arcano ci pone davanti all’opposto: un’entità alata che non versa più acqua viva, ma regge una torcia ( talvolta rivolta verso il basso come ne caso delle lame di Rider Waite , La luce non ascende: cade. ) è il fuoco dell’ebbrezza della materia, la fascinazione dell’eccesso.

Se la Temperanza unisce, il Diavolo lega. Se l’una trasmuta, l’altro trattiene.


Eppure, per comprendere davvero questo mistero, dobbiamo ricordare una cosa essenziale, nei Tarocchi ogni immagine è un esercizio spirituale, ma non tutti gli esercizi portano all’unione.

Quando osserviamo la Temperanza o l’Eremita, possiamo entrare in comunione con ciò che rappresentano, ma nel caso del Diavolo, la distanza è necessaria. Questo Arcano non va invocato, non va interiorizzato, non va imitato.

Va osservato con lucidità, come si osserva un fenomeno per comprenderne la legge, senza lasciarsene trascinare.


Molti occultisti, purtroppo, hanno trattato con leggerezza questo passaggio, confondendo conoscenza e immedesimazione. Ma comprendere il male non significa penetrarvi significa vederlo per ciò che è  la deviazione di una forza originariamente sacra.


tarocchi misti



La creazione dei demoni

Il male, nella visione ermetica, non è un principio autonomo. È un riflesso. Nasce quando la volontà, separandosi dalla sua sorgente luminosa, comincia a operare in proprio, piegando la forza creatrice a fini egoistici.

Ogni desiderio distorto, ogni atto di volontà che cerca potere invece di servizio, genera un’ombra vivente.

Queste ombre, alimentate da emozioni e pensieri ripetuti, diventano vere e proprie forme autonome, ciò che gli antichi chiamavano demoni.

Non sono “entità esterne” in senso assoluto: sono creazioni mentali coagulate nella luce astrale. In pratica, ciò che l’uomo immagina con sufficiente intensità e sentimento prende vita sul piano sottile.


disegno diavolo eliphas levi
Baphometto di Eliphas Levi


Éliphas Lévi diceva che i demoni non sono altro che creazioni della nostra stessa volontà, proiettate nella sostanza plastica della luce astrale.

E curiosamente questa visione è molto simile a quella dei Tulpa tibetani, che vedremo poco più avanti .

Levi rappresentò questo principio con l’immagine del Baphomet, una la figura androgina, alata, con la torcia accesa tra le corna.


In Oriente, tradizioni antichissime raccontano qualcosa di simile.

I lama tibetani parlavano dei tulpa, forme pensiero che, se alimentate a lungo, possono acquisire vita propria. All’inizio sono proiezioni del praticante; poi si staccano, diventano indipendenti, a volte ostili al loro creatore. Il meccanismo è lo stesso che l’ermetismo chiama coagulazione astrale: l’idea si solidifica nella luce sottile, fino a comportarsi come una vera entità.




La visione psicologica moderna

Jung riprese questo concetto in chiave psichica: parlò dei complessi autonomi, frammenti di psiche che si staccano dall’Io e cominciano a vivere una loro vita. Sono come piccoli spiriti interiori che agiscono contro la volontà cosciente. L’uomo moderno non li chiama più demoni, ma li sperimenta nello stesso modo: impulsi che non riesce a controllare, pensieri ossessivi, passioni che lo dominano.


Nella carta del Diavolo, i due personaggi incatenati ai suoi piedi possiamo intenderli quindi non come le sue vittime, ma i suoi genitori. Sono la volontà perversa e l’immaginazione contraria alla natura che, unite, danno vita al demone. E una volta nato, quel demone li domina.

Lo stesso processo si manifesta anche su scala collettiva: quando intere masse concentrano la loro attenzione, rabbia o desiderio su un’idea comune, nasce un Eggregore , una forma energetica collettiva che agisce nel mondo come un’entità indipendente. Ogni volta che volontà e immaginazione si uniscono intorno a qualcosa di disarmonico, nasce un demone.

E quando lo comprendiamo, ci rendiamo conto di una verità fondamentale, il Diavolo non è “l’altro”.

È la parte di noi stessi che abbiamo nutrito senza accorgercene, la nostra energia creativa deviata che si è incarnata nella materia e nelle passioni incontrollate..


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Diavolo - Rider Waite


Guardando la carta del Rider-Waite, vediamo il Diavolo in alto, con la torcia capovolta, e sotto di lui due figure incatenate al piedistallo. Eppure, le catene sono larghe: potrebbero sfilarsi facilmente. Non sono vittime. Sono i genitori del demone.

La volontà e l’immaginazione che hanno creato la creatura che ora le tiene prigioniere. È il simbolo perfetto del legame con i propri desideri, con le passioni, con le forme pensiero che abbiamo creato e poi dimenticato di dominare.

Il Diavolo rappresenta l’eggregora personale, l’insieme delle forze psichiche che noi stessi abbiamo alimentato e che ora ci tengono prigionieri.



Osservare l’Arcano XV significa guardare dentro il laboratorio del male, ma da fuori, con consapevolezza.

Non si tratta di temerlo, né di fuggirlo, ma di capire come si forma.


Ogni volta che cediamo alla fascinazione del potere, ogni volta che la mente vuole appropriarsi della luce invece di servirla, stiamo accendendo una piccola torcia capovolta. Il lavoro interiore consiste nel riconoscere quelle torce, una per una, e raddrizzarle.

Solo così il fuoco torna a salire, e il Diavolo, da simbolo di prigionia, diventa guardiano del passaggio verso la libertà.


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Diavolo - Aleister Crowley

Dalla prima parte, abbiamo visto il Diavolo come simbolo delle nostre prigioni interiori, delle torce capovolte che accendiamo con i nostri desideri e della fascinazione dell’eccesso. Questa osservazione ci porta a un passo successivo : capire perché e come queste torce prendono vita, e quali leggi profonde governano questa energia.

Il Diavolo non è semplicemente il male esterno o un demone teologico, è la manifestazione concreta del potere creativo umano, che, quando separato dalla sua sorgente luminosa, genera catene e legami interiori.


Secondo Éliphas Lévi, il Diavolo rappresenta la prima manifestazione fisica del Respiro Divino: Dio crea eternamente, e l’uomo, a sua immagine, modifica e moltiplica questa energia attraverso la propria volontà. In altre parole, ciò che generiamo con intenzione e sentimento può prendere forma autonoma, creando energie che ci possono dominare.

Tradizioni come lo Yoga confermano questa dinamica.

L’energia vitale concentrata nei centri sessuali può essere trasmutata in Ojas, una forza sottile e luminosa che eleva la mente al di sopra delle illusioni dei sensi. Ma se questa energia non viene guidata, resta legata alla materia e diventa coercitiva, impulsi, ossessioni e desideri che ci imprigionano, come mostra il Diavolo nei Tarocchi.


Dal punto di vista simbolico, il Diavolo corrisponde a figure antiche come Priapo, figlio di Dionisio e Afrodite. Priapo era considerato il custode della fertilità e della riproduzione: si racconta che, fin da piccolo, ovunque passasse la terra diventasse fertile e gli orti prosperassero. La sua forza vitale era così intensa da incutere timore, perché spesso trasformava ciò che era naturale in qualcosa di incontrollabile. Con il suo esempio vediamo come la forza creativa e sessuale, se non guidata dalla coscienza, possa diventare ossessiva o coercitiva. Priapo incarna quindi la stessa energia che il Diavolo mostra nei Tarocchi: potente, necessaria, ma pericolosa se fraintesa o lasciata libera.


Osservando la lama le corna del Diavolo richiamano la natura materiale dell’energia (la forza istintiva, sessuale e vitale, legata alla materia e agli istinti primari) , mentre le catene indicano quanto possiamo restare legati ai nostri impulsi e alle forme di energia che abbiamo generato ma non dominato.

Il pentagramma in alcune versioni ispirate al Baphomet di Lévi, può apparire dritto, indicando che l’energia creativa, pur potente e materiale, non è necessariamente deviata o negativa. Quando rovesciato mostra il potere creativo indirizzato verso il basso, verso la materia, invece che verso l’elevazione spirituale.

Questo passaggio è fondamentale per collegare il simbolismo generale del Diavolo con la parte cabalistica, osservare l’energia nella sua materializzazione ci permette di capire come essa possa essere trasformata, invece di diventare coercitiva. È il punto di incontro tra desiderio, materia e coscienza.


Dal punto di vista cabalistico, il Diavolo è collegato alla lettera Ayin, che significa “occhio” o “percezione”.

Ayin richiama sia la capacità di vedere sia il rischio di una visione distorta:

l’energia creativa, se fraintesa o deviata, può imprigionare chi la genera.


Il numero della carta, 15, estende il 5 del Gerofante e ridotto dà 6, il numero degli Innamorati, collegando la carta ai temi del desiderio, della scelta e della trasformazione.

Il Diavolo è anche collegato ad altre carte, in base alla corrispondenza cabalistica con la lettera Yod nel Tetragrammaton: il Matto, l’Imperatrice e l’Eremita. L’Imperatrice e l’Eremita portano numeri multipli di 3 e rappresentano energia creativa elevata e organizzata, mentre il Matto, unico caso non multiplo di 3, indica l’idea originaria, libera e imprevedibile. Insieme, queste carte mostrano come il Diavolo rappresenti la proiezione distorta delle energie generate da queste figure: potenti e necessarie, ma che se non osservate diventano vincoli interiori.

La carta è associata al Capricorno, domicilio notturno di Saturno, simbolo del piombo grezzo non trasmutato. In alchimia, il piombo rappresenta l’energia materiale ancora grezza, potente ma non purificata. Questo riflette la natura del Diavolo: forza vitale intensa, legata alla materia, che può imprigionare se non trasformata.


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Diavolo - Oswald Wirth

Ogni impulso o energia creativa ha un’origine sacra e luminosa, ma può diventare coercitiva se non viene osservata e trasmutata. Le corrispondenze con lettere, numeri, segni zodiacali e metalli aiutano a leggere la carta come indicatore del percorso dell’energia: dalla materia grezza alla sua elevazione, oppure, se ignorata, alla sua trasformazione in prigione interiore.



È sorprendente notare come culture e tradizioni diverse, pur con linguaggi e simbolismi differenti, arrivino alla stessa conclusione. Gli occultisti occidentali descrivono l’energia creativa distorta; gli Yogi tibetani parlano dei tulpa, forme pensiero che prendono vita propria; filosofi greci e psicologi moderni osservano impulsi autonomi e complessi interiori. Tutti riconoscono che la stessa energia potente può liberare o imprigionare, a seconda della consapevolezza con cui viene guidata.


Il Diavolo nei Tarocchi non è quindi un monito morale inventato: è il riconoscimento universale di una legge profonda dell’esistenza.

Ogni impulso, desiderio o energia che generiamo può diventare vincolo o ponte verso la libertà, e il compito dell’essere umano è osservare, comprendere e trasformare queste forze dentro di sé.


Ogni simbolo invita a riconoscere le energie che ci abitano, a comprenderne la forza e il mistero, e a portarle nella coscienza del nostro cammino.


Con gratitudine

Isadora H.

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